Un episodio dei Vangeli testimonia che, qualche giorno dopo la morte del Cristo, due uomini camminavano verso la cittadina di Emmaus e parlavano di quello che era successo a Gerusalemme. A un certo punto, si avvicinò un uomo e chiese loro di cosa stessero parlando. I due lo misero al corrente di tutto e, siccome si faceva tardi, lo invitarono a restare con loro, a mangiare insieme. L’uomo accettò, mangiò con loro, spezzò il pane. Guardandolo, i due capirono che quell’uomo era il Messia e, a quel punto, il Messia sparì. Rimasero soli, chiedendosi come non avessero potuto capire che si trattava del Messia. Eppure era stato con loro tutto quel tempo...
E’ proprio da questo episodio del Vangelo, che Baricco ha rubato il nome per il suo ultimo romanzo: Emmaus, uscito il 4 novembre 2009, con copertina essenziale e minimalista , dalla carta ruvida. Per cominciare, dico subito, che l’ho letto in due giorni e che con mia grande sorpresa, in questo libro i personaggi (a differenza di altri romanzi di Baricco) hanno nomi italiani, o per lo meno nomi facilmente pronunciabili. La storia è ambientata a Torino, anche se non si pronuncia mai il nome della città. E’ ambientato, negli anni settanta (più o meno) e i protagonisti sono quattro ragazzi cattolici, Bobby, Il Santo, Luca e l’io narrante che non ha un nome. Hanno diciassette, diciotto anni. Appartengono a famiglie della media borghesia, vanno a scuola, suonano in chiesa, fanno volontariato in un ospedale dei poveri. Rispettano e amano profondamente i loro genitori e la vita. Non fumano, non bevono, non fanno sesso. Hanno fidanzate che arriveranno vergini al matrimonio e la massima intimità delle loro coppie è stare sotto lo stesso plaid con, magari, i genitori nella stanza accanto. Hanno una vita lineare e pulita. Ma ogni tanto buttano lo sguardo di là, verso gli altri. Gli altri, sono semplicemente i loro coetanei risucchiati dal mondo. Quelli che si divertono, quelli che ascoltano altra musica, ballano, bevono, fanno sesso. E tra questi altri, il loro sguardo si perde sempre su Andre. Andre è bellissima, anche se non si cura della propria bellezza. Lei porta i capelli così come vengono, come un’indiana d’America. Andre è magra, di una magrezza che sa di malattia. Andre ha sempre gente intorno, fa sesso con chi capita, senza pensarci troppo. Tanto lei sembra non sentire nulla. Una volta ha provato ad uccidersi e fino a che non ci riesce, non si fermerà. Andre è piena di gente intorno, ma è sola da morire. Questi quattro ragazzi entrano nel mondo di Andre (o lei entra nel loro) in modo quasi casuale. Si parlano poco, eppure con gli occhi capiscono parecchie cose. Nel momento in cui, faranno un passo nel mondo di Andre, nel mondo degli altri, perderanno le loro certezze, a poco a poco, con tempi differenti, non rendendosene effettivamente conto. Da lì in poi, sarà un viaggio verso ciò che non avevano mai creduto possibile a loro: Bobby, Luca e Il Santo si disintegrano. A restare è la voce dell’io narrante, quella senza nome, che si rende conto di aver visto tutto sfuocato. Un po’ come i discepoli di Emmaus. Com’è stato possibile? Com’è possibile che non riconosciamo e comprendiamo davvero le persone che abbiamo intorno? Mangiano con noi, vivono con noi, eppure non li riconosciamo.
Il romanzo è breve, solo 139 pagine, scritto benissimo, con eleganza e maestrìa. Baricco non delude, ha una penna ferma, certa e i suoi giovani personaggi sono tutto e vogliono tutto. E’ uno sguardo, sotto sotto, benevolo, comprensibile verso le debolezze umane. In fondo, si parla di noi. Che siamo indifesi, soli, nudi, egoisti, miserevoli, impauriti, curiosi, desiderosi, folli, incomprensibili. Si parla solo di noi.
L'italiano: lezioni semiserie
Beppe Severgnini
L'italiano: lezioni semiserie
(Rizzoli, 2007)
Vuole la tradizione che l'Italia sia una patria di letterati; ma questo libro non è destinato soltanto a chi scrive per professione – il quale, si spera, non ne ha bisogno – o a chi sogna di pubblicare il suo romanzo nel cassetto; e nemmeno agli scolari alle prese con i temi. A ciascuno di noi capita, più o meno spesso, di doversi cimentare con la parola scritta: per una lettera di presentazione, un biglietto di felicitazioni, una cartolina dalle vacanze; e il nostro stile, bene o male, riflette la nostra personalità, a volte la nostra attenzione al prossimo.
“Mi chiamo Renée. Ho cinquantaquattro anni. Da ventisette sono la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, un bel palazzo privato con cortile e giardino interni, suddiviso in otto appartamenti di gran lusso, tutti abitati, tutti enormi. Sono vedova, bassa, brutta, grassottella, ho i calli ai piedi… …Siccome, pur essendo sempre educata, raramente sono gentile, non mi amano; tuttavia mi tollerano perché corrispondo fedelmente al paradigma della portinaia forgiato dal comune sentire. Di conseguenza, rappresento uno dei molteplici ingranaggi che permettono il funzionamento di quella grande illusione universale secondo cui la vita ha un senso facile da decifrare.”
LE VOCI che pubblichiamo sono un' anticipazione del Sillabario dei tempi tristi di Ilvo Diamanti, per Feltrinelli (pagg. 158, euro 13,50). Il libro, che sarà presentato dall' autore domenica prossima alle 16.30 al Circolo dei lettori di Torino nell' ambito di Torino Spiritualità, raccoglie e rielabora i testi scritti per le "Mappe" di Repubblica e nella rubrica "Bussole" di repubblica.it. Dalla A di "Arrangiarsi" alla Z di "Zone", è la fotografia di un paese confuso e deluso. «La tristezza dei tempi e del mondo che osservo riflette la "mia" tristezza», scrive Diamanti nella premessa. «E la "mia" tristezza dipende e deriva dalla "mia" difficoltà ad accettare quel che mi avviene intorno». Ovvero: la rarefazione delle relazioni personali, surrogate da cellulari e Internet. E poi: la crisi della politica e l' equiparazione dei termini "straniero" e "nemico". Temi che l' autore, professore di Scienza politica all' Università di Urbino, affronta nel libro con la sua esperienza di studioso, ma anche con il filtro dell' autobiografia.
Le sorelle Medison e la leggenda delle quattro lune.
Ecco il libro di Federica Ruggero, da cui è tratta la narrazione del sussidio per l'estate ragazzi 2010.
Le sorelle Medison crescono in una scuola di danza vicino al mare, ma presto si rendono conto di dover cercare le proprie origini in un posto diverso da quello in cui hanno sempre vissuto.
Ne "Le sorelle Medison e la leggenda delle quattro lune" (Edizioni La Torre) della giovane Federica Ruggero, i lettori partiranno per un viaggio attraverso paesi e vallate, avventure ed emozioni tra reale e fantastico guidate da una magica mappa.