Animatori da favola è un sussidio pensato per chi crede nel servizio indispensabile che solo i giovani possono offrire ai… giovani.
Grest, estate ragazzi, campi-scuola, giornate di animazione, catechesi: sono molte le occasioni in cui il contributo dei ragazzi dai 15 ai 20 anni risulta preziosissimo. Senza il loro aiuto, parrocchie e centri giovanili non potrebbero realizzare molte iniziative. L’entusiasmo e l’impegno degli adolescenti diventano per gli adulti-responsabili un appello pressante: lo “stare insieme”, la disponibilità al servizio, la creatività, chiedono di essere valorizzati e “educati”.
La formazione degli animatori si presenta allora come l’occasione in cui gli adolescenti possono migliorare il servizio acquisendo nuove abilità; il luogo nel quale hanno l’opportunità di crescere tessendo relazioni equilibrate e profonde; lo spazio entro il quale confrontarsi e intraprendere un serio cammino di fede mettendo a fuoco le ragioni autentiche del proprio impegno.
Formare gli animatori è una grande scommessa in ogni ambiente educativo, non solo per moltiplicare il numero e la qualità delle iniziative, ma soprattutto per accompagnare giovani uomini e donne verso una maturità umana e cristiana che si esprimerà in scelte “adulte”, libere e responsabili.
Perciò, le diverse attivazioni suggerite nel sussidio, le dinamiche di gruppo indicate, le tematiche e gli spunti proposti, vogliono aiutare gli animatori-responsabili ad accompagnare gli adolescenti (soprattutto coloro che sono alla loro prima esperienza di servizio) per un tratto significativo – e talora decisivo – del loro cammino di crescita.
Le “favole” che aprono le 9 tappe dell’itinerario, oltre che essere uno strumento-metafora per introdurre i vari temi, costituiscono esse stesse una metafora della metodologia che ha ispirato l’intero sussidio, metodologia che valorizza il “buono” che già c’è nei diversi gruppi di adolescenti e che è attenta alla forza evocativa delle immagini e delle “storie”, che cura lo stile delle relazioni (tra animatori e con i bambini) e mette a frutto i “talenti” personali, che non teme di affrontare le diverse “paure” e verifica con franchezza il positivo e le difficoltà incontrate, ecc.
Innovativa è, infine, la scelta di offrire sul web diversi allegati al sussidio. Schede, preghiere, testi, ecc. sono facilmente scaricabili dal sito internet www.oragiovane.it. Si tratta di materiali che facilitano la gestione dei singoli momenti formativi, predisposti per essere utilizzati e raccolti direttamente dai partecipanti
In anteprima per voi le immagini delle T-shirt e delleFelpe"Ho Cura di Te"realizzate da Oragiovane sulla base della riflessione fatta sulla Strenna 2012 del Rettor Maggiore dei Salesiani.
Sentiamo nascere forte dentro di noi l'esigenza di comunicare con determinazione questo desiderio di volerci prendere cura di loro; dei nostri ragazzi e dei nostri animatori!
L'illustrazione realizzata dal Laboratorio d'Arte diretto da Luca Baldi, raffigura un grazioso Pulcino che protegge il suo amico Elefantino dalle intemperie.
Ci è sembrato un modo simpatico per reinterpretare questo nostro grande messaggio:
"Per quanto possiamo ritenerci piccoli e privi di grandi mezzi, animati dallo spirito creativo di educatori, possiamo davvero fare molto per coloro che ci stanno attorno. Avendo cura di loropossiamo essere punti di riferimento che aiutano a camminare nella direzione giusta!"
Dalla Strenna 2012 emerge un messaggio forte che Oragiovane ha voluto far presto suo.
Dice il Rettor Maggiore:
<< [...] Essere fedeli a Don Bosco significa conoscerlo nella sua storia e nella storia del suo tempo, fare nostre le sue ispirazioni, assumere le sue motivazioni e scelte. Essere fedeli a Don Bosco e alla sua missione significa coltivare in noi un amore costante e forte verso i giovani, specialmente i più poveri. Tale amore ci porta a rispondere ai loro bisogni più urgenti e profondi. Come Don Bosco ci sentiamo toccati dalle loro situazioni di difficoltà: la povertà, il lavoro minorile, lo sfruttamento sessuale, la mancanza di educazione e di formazione professionale, l’inserimento nel mondo del lavoro, la poca fiducia in se stessi, la paura davanti al futuro, lo smarrimento del senso della vita.
Con affetto profondo e amore disinteressato cerchiamo di essere presenti in mezzo a loro con discrezione ed autorevolezza, offrendo proposte valide per il loro cammino, le loro scelte di vita e la loro felicità presente e futura. In tutto ciò ci rendiamo loro compagni di cammino e guide competenti. In particolare, cerchiamo di comprendere il loro nuovo modo di essere.
Ci prendiamo cura di loro durante tutto il loro cammino di crescita e maturazione, dedicando loro il nostro tempo e le nostre energie e stando con loro, nei momenti che vanno dalla fanciullezza alla giovinezza.
Ci prendiamo cura di loro, quando difficili situazioni, come la guerra, la fame, la mancanza di prospettive, li portano all’abbandono della propria casa e famiglia ed essi si trovano soli ad affrontare la vita.
Ci prendiamo cura di loro, quando dopo lo studio e la qualificazione, sono ansiosamente alla ricerca di una prima occupazione di lavoro e si impegnano a inserirsi nella società, talvolta senza speranza e prospettive di riuscita.
Ci prendiamo cura di loro, quando stanno costruendo il mondo dei loro affetti, la loro famiglia, soprattutto accompagnando il loro cammino di fidanzamento, i primi anni del loro matrimonio, la nascita dei figli (cf. GC26, 98.99.104).
Ci sta particolarmente a cuore colmare il vuoto più profondo della loro vita, aiutandoli nella ricerca di senso e soprattutto offrendo un percorso di crescita nella conoscenza e nell’amicizia con il Signore Gesù, nell’esperienza di una Chiesa viva, nell’impegno concreto per vivere la loro vita come una vocazione. [...] >>
Ecco allora che sentiamo nascere forte dentro di noi l'esigenza di comunicare con determinazione questo desiderio di volerci prendere cura di loro; dei nostri ragazzi e dei nostri animatori!
Dalla consapevolezza che il mondo ha bisogno di messaggi che comunichino buoni valori, Oragiovane ha pensato ad una nuova linea di abbigliamento che esprimaun nuovo modo di tessere relazioni autentiche.
Abbiamo da poco iniziato il triennio di preparazione al Bicentenario della nascita di Don Bosco. Questo primo anno ci offre l’opportunità di avvicinarci di più a lui per conoscerlo da vicino e meglio. Se non conosciamo Don Bosco e non lo studiamo, non possiamo comprendere il suo cammino spirituale e le sue scelte pastorali; non possiamo amarlo, imitarlo ed invocarlo; in particolare, ci sarà difficile inculturare oggi il suo carisma nei vari contesti e nelle differenti situazioni. Solo rafforzando la nostra identità carismatica, potremo offrire alla Chiesa e alla società un servizio ai giovani significativo e ricco di frutti. La nostra identità trova il suo riferimento immediato nel volto di Don Bosco; in lui l’identità diventa credibile e visibile. Per questo il primo passo che siamo invitati a fare nel triennio di preparazione è proprio la conoscenza della storia di Don Bosco.
Carissimi fratelli e sorelle, membri tutti della Famiglia Salesiana ed amici di Don Bosco, vi saluto con il grande affetto e la stima che nutro per ciascuno di voi augurandovi un anno nuovo ricolmo delle benedizioni che il Padre ha voluto darci nella incarnazione del suo Figlio.
Vi scrivo per presentare la Strenna del 2011, con la certezza di farvi un dono gradito sia per il valore che la Strenna come tale ha nella nostra tradizione salesiana dai tempi di Don Bosco, sia per il tema scelto che interessa la nostra vita, la nostra missione e la nostra capacità di aiutare a scoprire che la vita è vocazione, sia pure per il momento che viviamo come Chiesa e Famiglia Salesiana, soprattutto in Occidente.
Dopo la Strenna del 2010, “Signore, vogliamo vedere Gesù”, sull’urgenza di evangelizzare, mi è sembrata la cosa più logica e naturale fare un accorato appello a tutta la Famiglia Salesiana a sentire, insieme a noi SDB, la necessità di convocare. Infatti, noi salesiani
“sentiamo oggi più forte che mai la sfida di creare una cultura vocazionale in ogni ambiente, in modo che i giovani scoprano la vita come chiamata e che tutta la pastorale salesiana diventi realmente vocazionale. Ciò richiede di aiutare i giovani a superare la mentalità individualista e la cultura dell’autorealizzazione, che li spinge a progettare il futuro senza mettersi in ascolto di Dio; ciò domanda pure di coinvolgere e formare famiglie e laici. Un impegno particolare deve essere messo nel suscitare tra i giovani la passione apostolica. Come Don Bosco siamo chiamati ad incoraggiarli ad essere apostoli dei loro compagni, ad assumere varie forme di servizio ecclesiale e sociale, a impegnarsi in progetti missionari. Per favorire un’opzione vocazionale di impegno apostolico, a tali giovani si dovrà proporre una vita spirituale più intensa e un accompagnamento personale sistematico. È questo il terreno in cui fioriranno famiglie capaci di autentica testimonianza, laici impegnati ad ogni livello nella Chiesa e nella società ed anche vocazioni per la vita consacrata e per il ministero”.