Napoli, una scuola prestigiosa, una ragazza come tante. Poi, il salto dalla finestra durante la lezione. Perché? Durante le ore di lezione una studentessa del primo anno chiede di uscire per andare in bagno. Nessuno immagina che lei abbia deciso di gettarsi da una finestra del secondo piano.
Lo stomaco che sale in gola, il cuore che sembra schizzare fuori dal petto. E poi un attimo infinito in cui trovare il coraggio di saltare nel vuoto per portare con se (per sempre) ansie, dolori, paure: quel male di vivere che ti spinge a un gesto estremo. Siamo a Napoli, Liceo classico Umberto I: la scuola più prestigiosa della città.
Durante le ore di lezione una studentessa del primo anno chiede di uscire per andare in bagno. Nessuno immagina che lei abbia deciso di gettarsi da una finestra del secondo piano. Solo i motorini degli studenti parcheggiati proprio sotto quella finestra impediscono che la vita di una 14enne si spezzi in un istante. Per ora la ragazza non è in pericolo di vita, resta ricoverata nel reparto di Rianimazione dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Resta, però, una domanda, atroce nel suo mistero. Cosa passa per la testa di una ragazza che decide di togliersi la vita?
Questa ragazza napoletana pare abbia tentato il suicidio assalita dai sensi di colpa per non essere riuscita a salvare la vita di un suo amico, forse il suo fidanzatino: anche lui si era tolto la vita in un’altra scuola napoletana, qualche mese fa. Un’ipotesi avanzata dal preside del liceo Ennio Ferrara: “Sembra che lei conoscesse da un mese e mezzo quel ragazzino che si uccise a ottobre. E pare che lui le avesse mandato un SMS al quale lei non era riuscita a rispondere, proprio perchè si trovava in classe, durante le ore di lezione”. Ne parliamo con Gennaro Imperatore, sociologo e psicoterapeuta, Garante dell’Infanzia e dell’Adolescenza della Regione Campania.
“Quella di questa ragazza è la storia di mille ragazzine; chissà quante della sua stessa età pensano al suicidio e poi, per fortuna, non lo fanno. Ormai c’è una vera e propria depressione collettiva. Qui non c’è da fare un processo alla ragazzina, ma a noi genitori. Noi adulti siamo colpevoli perché non stiamo facendo assolutamente niente per i nostri figli. Questa è una società dove non c’è più tempo per gli adolescenti che ormai hanno la Play Station come badante e la televisione come educatrice. Siamo in un vortice allucinante dove è alterato anche il contatto umano: basti pensare al fenomeno di Facebook che porta i ragazzi a non incontrarsi più e non parlarsi più, ma a delegare tutto a Internet, collezionando “amicizie” per puro narcisismo”.
Come accorgersi del malessere di un adolescente?
“Un genitore dovrebbe chiedersi: conosco i miei figli? So chi frequentano, cosa fanno, dove vanno? È possibile che non capisco se mio figlio è fragile? Viviamo nella società dell’immagine soprattutto per colpa dei modelli che ci propone la televisione: per un ragazzo basta un piccolo difetto per sentirsi a disagio, fuori luogo. La reazione può essere depressiva oppure aggressiva; ecco perché sono sempre di più sia i casi di malessere tra gli adolescenti sia fenomeni come il bullismo e le violenze di gruppo”.
Cosa devono fare gli adulti per ricucire lo strappo generazionale?
“Intanto smettere di sfruttare i ragazzi…”
In che senso “sfruttare”?
“Basti pensare al marketing pubblicitario che ha sempre come target le fasce di consumatori più deboli e cioè i ragazzi: dai telefonini ai poster alle nuove tecnologie tutto diventa un “bene necessario”. Fa riflettere, ad esempio, che non esistano più giocattoli, che i ragazzi non escano più di casa per giocare. Una volta si andava in oratorio a giocare a pallone, ora si sta a casa davanti a Youtube o alla console. Dobbiamo riappropriarci del rapporto con i nostri figli”
(Quaderni Cannibali) Giugno 2010 - autore: Giovanni Nicois
Tratto da www.donboscoland.it
CampoGiovani 2010
CampoGiovani 2010: una vacanza diversa
Dopo l'esperienza pilota del 2009 torna anche quest’anno Campogiovani, il progetto di campi estivi promosso dal Ministro della Gioventù. La novità di quest’anno, dopo la conferma di Vigili del Fuoco, Guardia Costiera e Marina Militare, è la new entry della Croce Rossa italiana, attraverso la struttura giovanile dei Pionieri.
“Campogiovani – spiega il ministro della Gioventù Giorgia Meloni - vuol dire una settimana da protagonisti in difesa dell'ambiente, in aiuto alla popolazione, al servizio dell'Italia. Una settimana per apprendere nozioni utili, fare amicizia, conoscere persone straordinarie, scoprire attitudini e soddisfare la propria voglia di impegno civile. Sono contenta che i Pionieri della Croce rossa abbiamo deciso di partecipare al progetto, unendosi ai Vigili del Fuoco, alla Guardia Costiera e alla Marina Militare”.
Campogiovani è un progetto del Ministro della Gioventù destinato a ragazzi e ragazze residenti in Italia, di età compresa tra i 14 ed i 22 anni compiuti alla data di compilazione della domanda, che frequentino istituti scolastici superiori o siano iscritti ai primi anni del ciclo universitario. La graduatoria di coloro che potranno prendere parte ai campi estivi si forma in base a criteri di merito scolastico e, in caso di parità all'Isee più basso che sarà richiesto in caso di necessità. I corsi sono tutti gratuiti e hanno una durata minima settimanale, ma variano a seconda dell'istituzione presso cui si svolgono.
Riserva di posti per Abruzzo e provincia di Messina In favore degli studenti residenti nelle aree della Regione Abruzzo colpite dal terremoto del 6 aprile 2009, individuate con decreto n. 3 del 16 aprile 2009 e decreto n. 11 del 17 luglio 2009, nonché degli studenti residenti nei territori della Provincia regionale di Messina colpiti dalle eccezionali avversità atmosferiche verificatesi il 1° ottobre 2009, individuati con ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3815 del 10 ottobre 2009 è riconosciuta una riserva di posti pari al numero dei presenti nella graduatoria.
Un'amica che insegna ad Architettura mi ha interpellato, giorni fa, per sottopormi un problema. Nelle ore dedicate a Laboratorio, come ogni anno, ha proposto agli studenti un esercizio di progettazione. In questo caso: un bar. Da organizzare, negli spazi e negli arredi, secondo gli stili di vita e di consumo della loro generazione. Ha incontrato subito imbarazzo, più che perplessità. Come di fronte a un'ipotesi improbabile. Chessò: organizzare un torneo di calcio per i ragazzi del quartiere in un cortile. Quasi che i cortili esistessero ancora. Oppure, servissero a stare insieme, giocare, parlare, incontrare altre persone. Naturalmente non è così. I cortili servono ormai da parcheggi. La gente vi si ferma solo per transitare verso l'ingresso del condominio. Per rientrare a casa il più presto possibile. Quando si incontra un'altra persona perlopiù ci si limita a un saluto frettoloso. Buongiornobuonaseracomeva? Poi ciascuno per la propria strada. Tanto non si conoscono.
Sconvolto dagli effetti apocalittici del terremoto di Haiti, sono andato in cerca di informazioni per scoprire com'era la vita nell'isola, fino all'altro ieri. Ho appreso che l'ottanta per cento degli haitiani vive (viveva) con meno di un dollaro al giorno. Che il novanta per cento abita (abitava) in baracche senza acqua potabile né elettricità. Che l'aspettativa di vita è (era) di 50 anni. Che un bambino su tre non raggiunge (raggiungeva) i 5 anni. E che, degli altri due, uno ha (aveva) la certezza pressoché assoluta di essere venduto come schiavo.
Se questa è (era) la vita, mi chiedo se sia poi tanto peggio la morte. Ma soprattutto mi chiedo perché la loro morte mi sconvolga tanto, mentre della loro vita non mi è mai importato un granché. So bene che non possiamo dilaniarci per tutto il dolore del mondo e che persino i santi sono costretti a selezionare i loro slanci di compassione. Eppure non posso fare a meno di riflettere sull'incongruenza di una situazione che - complice la potenza evocativa delle immagini - mi induce a piangere per un bambino sepolto sotto i detriti, senza pensare che si tratta dello stesso bambino affamato che aveva trascorso le ultime settimane a morire a rate su quella stessa strada. Così mi viene il sospetto che a straziarmi il cuore non sia la sofferenza degli haitiani, che esisteva già prima, ma il timore che una catastrofe del genere possa un giorno colpire anche qui. Non la solidarietà rispetto alle condizioni allucinanti del loro vivere, ma la paura che possa toccare anche a me il loro morire.
Massimo Gramellini
(La Stampa.it)
Giovani, identità, appartenenze
Cosa emerge dal Sesto Rapporto di Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia
di Riccardo Grassi
Relazione presentata il 28 maggio 2007 a Roma al Convegno I.P.R.S. L'adolescenza "liquida": Nuove identità e nuove forme di cura
I percorsi di transizione ai ruoli adulti nella seconda modernità
La progressiva frammentazione del corso di vita individuale legata alle trasformazioni del mondo del lavoro, della formazione e delle relazioni sociali che sta caratterizzando il passaggio dalla prima alla seconda modernità, ha comportato degli effetti particolarmente rilevanti tra gli adolescenti e i giovani.
A suor. Marie-Claire Jean Provinciale e a tutte le FMA dell’Ispettoria Notre-Dame du Perpétuel Secours Haiti
Carissima suor Marie-Claire, carissime sorelle,
appresa la notizia del terribile terremoto sopraggiunto ad Haiti, avrei voluto unirmi personalmente a voi e ho molto sofferto per l’impossibilità di farlo per mancanza di mezzi di comunicazione. Ho veramente fatto l’esperienza di una mamma i cui figli sono nella sofferenza e ha il cuore in angoscia finché non riesce a ricevere notizie e a mettersi in contatto diretto con loro.
Giovani energie in Comune – Bandi per progetti rivolti a Comuni grandi, medi e piccoli
Promuovere una politica che investa sui giovani come risorsa attraverso la partecipazione a iniziative e progetti con enti pubblici e privati, con associazioni e altre istituzioni. Questo lo spirito di un Accordo annuale sottoscritto dal Dipartimento della Gioventù della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dall’ANCI che prevede la realizzazione di progetti destinati ai Comuni capoluogo, ai Comuni con popolazione inferiore ai 50mila abitanti e ai piccoli Comuni (con popolazione inferiore ai 5mila abitanti). Per i Comuni capoluogo (escluse le città metropolitane) il Dipartimento della Gioventù ha stanziato un finanziamento di oltre duemilioni e mezzo di euro per il progetto “Interventi a favore della produzione musicale giovanile indipendente” che prevede la realizzazione di laboratori e scuole di musica, corsi specialistici e la promozione delle produzioni musicali italiane all’estero, e un finanziamento di 750mila euro per il progetto “Valorizzazione della street art e del writing urbano” per l’attivazione di corsi, laboratori e concorsi e la messa a disposizione di spazi per la pratica artistica.