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Il Sogno dei 9 anni - Progetto Educativo

Siamo lieti di presentarvi in modo ufficiale un nuovo progetto educativo-formativo.

Vogliamo riscoprire insieme a voi "Il Sogno dei 9 anni" di San Giovanni Bosco.

L'esigenza è nata dalla volontà di riproporre all'interno delle nostre realtà educative, la modalità unica di adesione ai sogni da parte di Giovanni. Crediamo sia molto importate nella nostra contemporaneità, riscoprire sogni veri, autentici, sogni che puntano alla piena realizzazione dell'uomo e non all'adesione a qualche desiderio spot.

Ci sembra urgente sviluppare una rilfessione per mettere a fuoco il rapporto che sta tra sogno, attesa, desiderio e vocazione.

Vorremo sviluppare un progetto per presentare o ripresentare Don Bosco e i suoi sogni alle diverse realtà, partendo dalla scuola dell'infanzia fino agli adulti considerando tutti i luoghi di aggregazione (centri giovanili, oratorio, scuole, parrocchie, ecc...).

Il cuore del progetto è modulare per essere in continua crescita, attraverso il meccanismo tipico di internet che è open source. Nello stile Oragiovane, vorremo fornire strumenti operativi e spunti per utilizzare il tema del sogno, come strumento educativo nella formazione giovanile.

Per partire, di settimana in settimana caricheremo nuovi contributi che vi permetteranno di utilizzare il progetto "Sogno dei 9 anni" per sviluppare molteplici itinerari educativi.

Per ogni contributo verrà suggerita una traccia d'utilizzo, ma nello stesso tempo rimarranno "aperti" per permettere a ciascuno di adattare il materiale a seconda delle proprie esigenze.

Il progetto è stato elaborato pensando ai più piccoli, riteniamo infatti importate far conoscere ai bambini la figura di Don Bosco, che, partendo da bambino e affidandosi completamente a Maria Ausiliatrice e a Gesù, ha portato a compimento quel sogno che ha tracciato tutta la sua vita.

Staff Oragiovane
per maggiori informazioni contattaci a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
 

Il sogno

"All’età di nove anni ho fatto un sogno, che mi rimase profonda­mente impresso nella mente per tutta la vita. Nel sonno mi parve di essere vicino a casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli, che si trastullavano. Alcuni ri­devano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. All'udire quelle bestemmie mi sono subito lanciato in mezzo di loro, ado­perando pugni e parole per farli tacere.

In quel momento apparve un uomo venerando, in virile età, nobilmente vestito. Un manto bian­co gli copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così luminosa, che io non potevo rimirarlo. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli ag­giungendo queste parole:
- Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità do­vrai guadagnare que­sti tuoi amici. Mettiti dunque immediata­mente a fare loro un'istruzione sulla bruttezza dei pec­cato e sulla preziosità della virtù.
Confuso e spa­ventato soggiunsi che io ero un pove­ro ed ignorante fan­ciullo, incapace di parlare di religione a quei giovanetti. In quel momento que' ragazzi c­essando dalle risse, dagli schiamazzi e dalle bestemmie, si raccol­sero tutti intorno a colui che parlava.

Quasi senza sapere che mi dices­si, soggiunsi:
- Chi siete voi che mi comandate cosa impossibile?
- Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili con l’ubbidienza e con l’acquisto della scienza.
- Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza?
- Io ti darò la maestra, sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.
- Ma chi siete voi, che parlate in questo modo?
- Io sono il figlio di colei, che tua madre ti insegnò di salutare tre volte al giorno.
- Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza suo permesso; perciò ditemi il vostro nome.
- Il mio nome domandalo a mia madre.

In quel momento vidi accanto a lui una donna di maestoso aspetto, vestita di un manto, che risplendeva da tutte le parti, come se ogni punto di quello fosse una fulgidissima stella. Scorgendomi sempre più confuso nelle mie domande e risposte, mi accennò di avvicinarmi a lei, mi prese con bontà per mano e mi disse:
- Guarda.
Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, orsi e di parecchi altri animali.
- Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli.
Volsi allora lo sguardo ed ecco invece di animali feroci, apparvero altrettanti mansueti agnelli, che, saltellando, correvano attorno belando, come per fare festa a quell’uomo e a quella signora.
A quel punto, sempre nel sonno, mi misi a piangere, e pregai a voler parlare in modo da capire, poiché io non sapevo quale cosa volesse significare. Allora ella mi pose la mano sul capo dicendomi:
- A suo tempo tutto comprenderai.

Ciò detto, un rumore mi svegliò; ed ogni cosa disparve.
lo rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che mi facessero male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi dolesse per gli schiaffi ricevuti. Quel personaggio, quella donna, le cose dette e quelle udite, mi occuparono talmente la mente che, per quella notte, non mi fu più possibile prendere sonno."

Sac. Giovanni Bosco

(Memorie don Bosco)

 

Young Dreamers
Quando il Sogno diventa Realizzazione Piena dell'Umano

È possibile sognare ancora? I giovani sanno sognare? La nostra società sa sognare?

È questa la domanda che ci siamo fatti durante una della nostre riunioni, una domanda che ci ha aperto un mondo sul quale guardare, e sul quale in qualche modo cercare una risposta alle domande che ci si ponevano innanzi.

Il mondo giovanile contemporaneo è pervaso da "Passioni Tristi", così definite da Spinoza, un velo di tristezza che offusca l'incedere delle giovani generazioni nella loro vita. È l'impotenza che guida le scelte, perché i valori sono tramontati, e la mancanza di nuovi valori fondanti la vita degli uomini tarda a comparire all'orizzonte.

Il mondo della comunicazione non aiuta, il suo incedere nella vita dei giovani è ormai senza alcun freno. L'individuo deve diventare il più velocemente possibile "consumatore attivo", i desideri devono essere orientati al consumo attivo della "merce".

Le società occidentali sono diventate espertissime nel saper trattare il desiderio, nel canalizzarlo, nel guidarlo verso il consumo continuo di prodotti e servizi "nuovi".

Questa "fame cieca" di nuovi consumatori ha iniziato in un primo momento a invadere il mondo giovanile per poi invadere negli ultimi tempi il mondo dei piccoli e dell'infanzia.

L'obiettivo imperante delle grandi aziende e delle agenzie comunicative è quello di colpire i portafogli dei genitori attraverso le richieste dei loro figli.

Se fino ad oggi gli slogan erano "Adolescenza rubata" oggi dovremmo spostare il termine di analisi all'infanzia. Bambini depredati dei loro sogni per aderire a un sogno "collettivo"; ma di collettività poco si tratta, piuttosto parliamo di regole di mercato, di leggi economiche che sembrano non essere dominate da nessuno, ma che inesorabili ti guidano e ti portano per mano verso il loro obiettivo.

Le società evolute ci chiedono e chiedono ai nostri figli  di "barattare" il sogno della propria vita ancora prima di scoprirlo, in cambio di un "sogno liquido", un sogno i cui contorni sono labili come labili sono le mode del momento.

Non stiamo parlando di sogni onirici, spero sia chiaro, ma di sogni come epifania del proprio destino, della propria vocazione, sogni che sanno essere misura del proprio progetto di vita.


Il desiderio è strettamente collegato con la capacità di saper sognare.

L'etimologia della parola desiderio (de-sidero) rimanda al "De Bello Gallico": i desiderantes erano soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo: stare sotto le stelle.

Uno stare sotto la luce, in attesa che si dischiuda la promessa dell'arrivo dei compagni attesi.

È l'attesa, la promessa che è custodita dentro al sogno.

L'attesa è la distanza che separa il sogno dalla sua piena realizzazione e l'attesa della realizzazione della promessa alimenta e sostiene il "desiderio".

Non è forse nel desiderare fortemente la realizzazione piena della nostra umanità che si può compiere in noi la vera promessa? Per noi cristiani il senso pieno della nostra umanità è l'orientare la nostra libertà nell'aderire al sogno che Dio ha per noi.

Ma allora nel sogno come epifania della nostra vita, si nasconde quel progetto che Dio ci propone e che ci chiede di seguirlo desiderando la pienezza della nostra felicità, che si compie dando forma alla propria vocazione, imparando a vedere la presenza di Dio nella quotidianità della vita.

Ne scaturisce che il sogno è più grande della dimensione materiale alla quale siamo abituati, è uno sguardo che punta in alto, che vuole scorgere le verità profonde che sono per noi e per la nostra vita; significa rinnovare continuamente ciò che siamo alla luce del cammmino di fede che ci viene proposto dentro le strade della nostra vita.

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T-Shirt "don Bosco e il Sogno dei 9 Anni" - Young Dreamers

Oragiovane ha pensato una nuova maglietta per tutti i bambini e gli educatori che intendono riscoprire la magia del Sogno dei Nove Anni di don Bosco.

E' legata al progetto educativo-formativo voluto da Oragiovane per riproporre all'interno delle varie realtà educative, la modalità unica di adesione ai sogni da parte di S.Giovanni Bosco.

Riteniamo importate far conoscere ai bambini la figura di Don Bosco, che, partendo da bambino e affidandosi completamente a Maria Ausiliatrice e a Gesù, ha portato a compimento quel sogno che ha tracciato tutta la sua vita.

Ogni t-shirt è accompagnata da un catoncino pieghevole che riporta il Sogno di don Bosco.

Per dare il giusto significato e un particolare enfasi a questa maglietta, Oragiovane ha pensato anche ad una breve cerimonia di Preghiera, utilizzabile liberamente nel momento di consegna della maglietta. 
La cerimonia prevede una breve introduzione del Sacerdote, con la lettura del Sogno tratto dalle memorie di don Bosco. Segue un Salmo da recitare a cori alterni, e una parte conclusiva rappresentata da un botta e risposta tra il  Cerimoniere (sacerdote o educatore) e i giovani che ricevono la maglietta.

Scarica qui la CERIMONIA DI CONSEGNA DELLA MAGLIETTA.

 

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Young Dreamers
Quando il Sogno Educa alla Vita

Tra i più famosi sogni di Don Bosco troviamo il “Sogno dei nove anni” che lui stesso racconta nelle Memorie dell’Oratorio (MO) di S. Francesco di Sales dal 1815 al 1855.    

Le MO sono uno degli scritti più importanti di Don Bosco di indole autobiografica. Esse sono indirizzate ai suoi «carissimi figli Salesiani»  con una specifica motivazione:
-    “servirà di norma a superare le difficoltà future, prendendo lezione dal passato”;
-    “servirà a far conoscere come Dio abbia egli stesso guidato ogni cosa in ogni tempo”;
-    “servirà ai miei figli di ameno trattenimento, quando potranno leggere le cose cui prese parte il loro padre, e le leggeranno assai più volentieri quando, chiamato da Dio a rendere conto delle mie azioni, non sarò più tra loro” .  

Don Aldo Giraudo sostiene che nelle MO, Don Bosco, mentre attua una rilettura dell’itinerario formativo personale, fa emergere i suoi quadri mentali, i tratti spirituali del suo mondo interiore, il suo modello di educatore e pastore, lo stile e le attività più originali e qualificanti del suo Oratorio.

Don Bosco stesso dice nelle MO che:
«Io ho sempre taciuto ogni cosa; i miei parenti non ne fecero caso. Ma quando, nel 1858, andai a Roma per trattar col Papa della congregazione salesiana, egli / si fece minutamente raccontare tutte le cose che avessero anche solo apparenza di soprannaturali. Raccontai allora per la prima volta il sogno fatto in età di nove in dieci anni. Il Papa mi comandò di scriverlo nel suo senso letterale, minuto e lasciarlo per incoraggiamento ai figli della congregazione, che formava lo scopo di quella gita a Roma.»

È interessante che alla sollecitazione del Papa di raccontare qualsiasi cosa di apparenza soprannaturale che avesse avuto un influsso sulla sua missione, Don Bosco narra questo sogno per la prima volta.  Non è impossibile pensare che pur non avendone parlato, esso è rimasto profondamente impresso nel suo cuore.  Nel raccontare questo sogno a distanza di più di trenta anni, Don Bosco lo carica di nuovi significati. In forma narrativa, egli presenta la traccia dell’identità oratoriana, cuore della missione salesiana.

Cerco di condividere con voi alcune riflessioni di tipo educativo su questo sogno.  

Esperienze che segnano la nostra vita
Don Bosco iniziò il racconto con questa espressione «ho fatto un sogno, che mi rimase profondamente impresso nella mente per tutta la vita».  Noi crediamo che Dio ci parla, ci manifesta la sua presenza e il suo amore nella vita quotidiana ordinaria.  Comunque riconosciamo che ci sono esperienze che segnano la nostra vita, non tanto per la loro straordinarietà ma per il fatto che riusciamo a dar loro significati profondi e nuovi.  Ed è per questo che è necessario non essere semplicemente consumatori di esperienze.
Cosa vuol dire fare esperienza? «Fare esperienza significa mettere in atto un processo di unificazione tra i vari dinamismi della persona: cognitivi, emotivi, operativi, sociali, motivazionali, per giungere a scegliere il bene e il vero con la totalità del proprio essere» .
Fare esperienza vuol dire riflettere sulle vicende della nostra vita per vedere la coerenza tra ciò che crediamo e ciò che realizziamo, per verificare le convinzioni che fondano la nostra esistenza, per leggere il messaggio dietro gli avvenimenti, per scoprire la nostra chiamata. Abilitandoci a fare esperienza, scopriremo che è la vita che ci svela le risposte alle nostre domande più profonde, che l’esistenza ha un significato profondo nonostante le fatiche, che c’è sempre speranza perché Dio è Padre che è sempre fedele alle sue promesse.
Il sogno conclude con le parole della Donna «A suo tempo tutto comprenderai».  La vita è un cammino, un viaggio pieno di sorprese. La capacità di fare esperienza ci farà vedere che c’è un filo rosso che unisce la nostra vita. Ma questo non si improvvisa, anzi, si acquista con pazienza e capacità di attendere anche lunghi spazi di gestazione.

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Mercoledì 08 Settembre 2010
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