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Sussidio estivo Wunder - estate ragazzi grest 2019

1° approfondimento al tema del sussidio estivo 2019

Sussidio estivo 2019 Wunder - sinodo dei giovaniPer un “Cammino Insieme” (syn-odós) nella Bellezza e nel Servizio

Il recente “Documento finale” del Sinodo dei Vescovi su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, tocca alcune tematiche che il Sussidio 2019 di Oragiovane sottolinea attraverso uno specifico percorso di scoperta della “Bellezza del Servizio”.

Chiamati alla “santità”

Esiste un linguaggio che tutti gli uomini e le donne di ogni tempo, luogo e cultura possono comprendere, perché è immediato e luminoso: è il linguaggio della santità.

È stato chiaro fin dall’inizio del percorso sinodale che i giovani sono parte integrante della Chiesa. Lo è quindi anche la loro santità.

(Documento finale del Sinodo dei Vescovi: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale, n. 166-167).

Nel Documento finale del recente Sinodo sui giovani, la Chiesa richiama ciò che lo stesso papa Francesco, con coraggio e incisività, ha voluto proporre alla riflessione di credenti e non credenti attraverso il forte invito alla santità contenuto nella “Gaudete et exultate” (2018), testo centrato sulla “chiamata alla santità nel mondo contemporaneo”.

In questo documento la parola “chiamata” suggerisce l’idea di un invito a rispondere ad un appello, non in una semplice relazione intimistica con il proprio Dio, bensì nel contesto della vita, delle relazioni e di un impegno di vita responsabile. Dunque, nel mondo di oggi.

La preoccupazione della Chiesa, sembra dire il papa  (e quindi la preoccupazione di ogni cristiano), dev’essere soprattutto quella di camminare insieme (la parola “sinodo” ha proprio questo significato) come popolo di Dio e in modo solidale con ogni uomo, per “leggere” i tempi e discernere le scelte che permettano di vivere l’amore a Dio in pienezza (“con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente”, Deuteronomio 6,4), e l’amore al prossimo in una reciprocità fraterna (“come te stesso”, Levitico 19,18).

Non esiste infatti una vita cristiana se non nel mondo, con gli uomini e le donne che oggi condividono il pianeta Terra, se non con gli occhi, gli orecchi e il cuore spalancati sulle necessità di ogni persona, grande o piccola che sia, povera o ricca, affidabile o meno.

Santità e bellezza

Per i cristiani, santità e bellezza si richiamano reciprocamente. Nel Nuovo Testamento i cristiani sono invitati ad avere "una condotta santa'' cioè "una condotta bella'', dice l’apostolo PIetro (cfr. 1Pt 1,15-16 e 2,12). E questo significa, ad esempio, non pensare alla santità come ad un’impresa individualistica, frutto dello sforzo dei singoli, bensì come un fatto che dice “comunione” la (“communio sanctorum”, la comunione dei santi, di coloro che partecipano alla vita divina). La santità è l’opposto della bruttura della chiusura in sé, dell'egocentrismo; è l’opposto della tristezza del giovane ricco (che "se ne andò triste'' (Matteo 19,22).

“In un mondo chiamato alla bellezza, l'uomo, che è posto come responsabile del creato, ha la responsabilità della bellezza del mondo e della propria vita, di sé e degli altri” (E. Bianchi, Le parole della spiritualità).

Le scelte profetiche dei giovani

Non siamo soli, ricorda il Sinodo sui giovani. In particolare, i giovani possono trovare dei modelli di riferimento, degli esempi straordinari a cui ispirarsi proprio in alcune figure “profetiche” di giovani:

La giovinezza, fase dello sviluppo della personalità, è marcata da sogni che vanno prendendo corpo, da relazioni che acquistano sempre più consistenza ed equilibrio, da tentativi e sperimentazioni, da scelte che costruiscono gradualmente un progetto di vita. In questa stagione della vita i giovani sono chiamati a proiettarsi in avanti senza tagliare le radici, a costruire autonomia, ma non in solitudine [...]. Molti giovani santi hanno fatto risplendere i lineamenti dell’età giovanile in tutta la loro bellezza e sono stati nella loro epoca veri profeti di cambiamento; il loro esempio mostra di che cosa siano capaci i giovani quando si aprono all’incontro con Cristo (n. 65).

E quando si accoglie l’invito ad essere protagonisti di progetti “belli” e significativi, proprio allora si inizia a vivere una libertà nuova:

L’esperienza del riconoscimento reciproco e dell’impegno condiviso li conduce a scoprire che il loro cuore è abitato da un appello silenzioso all’amore che proviene da Dio. Diventa così più facile riconoscere la dimensione trascendente che la libertà porta originariamente in sé e che a contatto con le esperienze più intense della vita – la nascita e la morte, l’amicizia e l’amore, la colpa e il perdono – viene più chiaramente risvegliata. Sono proprio queste esperienze che aiutano a riconoscere che la natura della libertà è radicalmente responsoriale (n. 74).

Queste parole sono straordinarie. Dicono innanzitutto questo: ti stai impegnando per un mondo più abitabile, più giusto, più bello? Stai accogliendo e riconoscendo la dignità e l’impegno degli altri? Proprio questa tua risposta all’ “appello silenzioso all’amore” è già incontro con Dio, perché… è sintonizzata sulla frequenza della missione dello stesso Gesù: “il carattere responsoriale dell'esistenza cristiana afferma il primato dell'essere sul fare, del dono sulla prestazione, della gratuità sulla legge. [...] La santità cristiana, anche nella sua dimensione etica, non ha un carattere legale o giuridico, ma eucaristico: è risposta alla charis di Dio manifestata in Cristo Gesù (E. Bianchi).

Una particolare “profezia” è contenuta nelle varie forme di espressione artistica dei giovani:

Sono molti i giovani che usano in questo campo i talenti ricevuti, promovendo la bellezza, la verità e la bontà, crescendo in umanità e nel rapporto con Dio. Per molti l’espressione artistica è anche un’autentica vocazione professionale. Non possiamo dimenticare che per secoli la “via della bellezza” è stata una delle modalità privilegiate di espressione della fede e di evangelizzazione (n. 47).

Bellezza e servizio

Come suggerito dal Tema del Sussidio 2019 di Oragiovane, la scelta dei giovani di dare ascolto all’attrazione per la bellezza che li abita e, quindi, la decisione di “servire la bellezza”, dà significato alle esistenze dei singoli (in questa dinamica di ascolto profondo e di risposta libera consiste la “vocazione”) e, insieme, costruisce la convivenza umana. La “città” - luogo simbolo dell’attività e delle relazioni umane - diventa vivibile e bella grazie al servizio “bello” dei singoli e dei gruppi. Non c’è vita senza servizio; non c’è servizio senza bellezza!

I poveri, i giovani scartati, quelli più sofferenti, possono diventare il principio di rinnovamento della comunità. Essi vanno riconosciuti come soggetti dell’evangelizzazione e ci aiutano a liberarci dalla mondanità spirituale. Spesso i giovani sono sensibili alla dimensione della diakonia. Molti sono impegnati attivamente nel volontariato e trovano nel servizio la via per incontrare il Signore. La dedizione agli ultimi diventa così realmente una pratica della fede, in cui si apprende quell’amore “in perdita” che si trova al centro del Vangelo e che è a fondamento di tutta la vita cristiana (n. 137).

Ne conseguono alcune scelte molto chiare e urgenti per tutte le comunità cristiane, a cominciare dai luoghi in cui si ha a cuore la formazione degli animatori. In gioco c’è la possibilità per i giovani di discernere il loro stesso futuro.

Solo una pastorale capace di rinnovarsi a partire dalla cura delle relazioni e dalla qualità della comunità cristiana sarà significativa e attraente per i giovani. La Chiesa potrà così presentarsi a loro come una casa che accoglie, caratterizzata da un clima di famiglia fatto di fiducia e confidenza (n. 138)

Un’attenzione particolare va riservata in questi ambienti [formazione, scuola, università] alla promozione della creatività giovanile nei campi della scienza e dell’arte, della poesia e della letteratura, della musica e dello sport, del digitale e dei media, ecc. In tal modo i giovani potranno scoprire i loro talenti e metterli poi a disposizione della società per il bene di tutti (n. 158).

La cura delle qualità delle relazioni nelle comunità da una parte e, dall’altra, l’attenzione alla creatività dei giovani, non hanno ovviamente lo scopo di “intrattenere” o addirittura “trattenere” i giovani.

Vale piuttosto il contrario: ogni comunità cristiana coraggiosa nella testimonianza, coinvolgente e credibile (cioè autenticamente missionaria) sa comunicare ed educare alla fede innanzitutto per la “qualità” umana che manifesta e che crea lo spazio di libertà indispensabile per maturare personalità “belle”, un “servizio” competente e generoso, autentiche scelte di futuro.

 
Venerdì 22 Febbraio 2019
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