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Sussidio estivo Kairos - estate ragazzi grest 2020

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Sussidio estivo grest estate ragazzzi campiscuola 2020 KairosAl centro del Sussidio estivo Kairòs di Oragiovane c’è il “Tempo”.

La scelta di proporre un percorso educativo centrato su questo tema ha diverse ragioni. La parola “Tempo” è utilizzata da tutti in mille circostanze e rimanda ad un concetto ritenuto ovvio e scontato. Ma a ben pensarci, non è così: se lo dovessimo definire saremmo in difficoltà. Tanti pensatori ci hanno provato e sono famosissime le parole di sant’Agostino che, forse, ha riassunto meglio di tutti il problema: "Cos'è dunque il tempo? Se nessuno m'interroga, lo so; se volessi spiegarlo a chi m'interroga, non lo so” (Confessioni XI,14).

Oragiovane - che nel 2020 celebra i 10 anni di attività - ha scelto di riflettere proprio sul “tempo” prendendo ispirazione dalla proposta di papa Francesco per la prossima 35^ GMG (Giornata Mondiale della Gioventù): Giovane, dico a te, alzati!” (cfr. Lc 7,14). E’ l’invito di Gesù a risorgere per tornare a vivere pienamente e si tratta di un invito che riguarda il presente, l’adesso della vita di ogni persona.

Una vita piena

La “pienezza di vita” espressa dalla persona, dalle parole e dalle azioni di Gesù, è il cuore della recente Esortazione Apostolica Postsinodale “Christus vivit”.  E’ significativo che in questo documento papa Francesco inviti proprio i giovani alla “vita piena”: a coloro che stanno vivendo una stagione particolare dell’esistenza umana, un “tempo” ricco di promesse e speranza, di emozioni e di impegno, è chiesto di riconoscere il Dio che è amore e il Cristo che salva e che è vivo. E “se Egli vive, allora davvero potrà essere presente nella tua vita, in ogni momento, per riempirlo di luce (n. 125); “Egli è la nostra speranza e la più bella giovinezza di questo mondo” (n. 1).

Proprio ora

Sottolineare che Gesù invita ora, “oggi”, ad alzarsi, non significa certo dimenticare che la vita delle persone si dispiega in una storia che si nutre di memoria e che si proietta nel futuro. Ma significa anche riconoscere che proprio ora, lì dove abitiamo, in ciò che siamo e nelle cose che facciamo, siamo interpellati.

  • Da una parte dunque si riconosce il valore positivo e la dignità di ciò che siamo oggi, con la nostra storia individuale e con le relazioni che intessono la nostra esistenza;

  • dall’altra, la nostra libertà è interpellata (provocata quasi) ad impegnarsi in modo concreto in un percorso di umanizzazione di sé e degli altri.

Non c’è situazione negativa da cui non ci si possa rialzare. Sembra letteralmente incredibile ma nel vangelo di Luca l’invito di Gesù (“Giovane, dico a te, alzati!”) è rivolto ad un giovane ormai morto! Ogni speranza, ogni senso sembrerebbero perduti. Ma i segni miracolosi di Gesù intendono manifestare che la Sua attenzione è proprio per la vita dell’uomo: “la gloria di Dio è l’uomo vivente” (Sant’Ireneo di Lione). La fatica e la sofferenza, la paura e la tristezza, la noia o la frenesia che sembrano caratterizzare il tempo della vita di tante persone (di tutti noi!), non sono misconosciute e banalizzate ma piuttosto comprese, accolte, amate. E l’esempio di Gesù è contagiante e “trasformante” sempre, in ogni tempo, in un “sempre” che per noi significa anche e innanzitutto “adesso”.

Se l’accelerazione del tempo che caratterizza le società moderne rischia di produrre una cultura alienante del “tutto e subito”, senza memoria e senza speranza, la proposta di Gesù ad alzarsi ricorda a tutti (non solo ai cristiani) in che cosa consista - in profondità - l’“oggi” in cui viviamo. Esso è:

  • il risultato di una storia amata (che ha forgiato la nostra identità),

  • il seme di una speranza rigenerante.

E dunque ricorda che “oggi” solo nella relazione è possibile ascoltare e dire parole che suscitano desideri autentici, promesse di vita pienamente vissuta. “Alzati” può essere rivolto solo da qualcuno a qualcun altro: è un appello da accogliere subito, senza esitazioni, adesso!


Kairós

Nel linguaggio biblico il termine “kairos” (καιρός) indica il tempo specifico che può essere “favorevole” o “opportuno” e che ha un profondo significato “spirituale”, diverso cioè da quello che può avere una qualsiasi data che scorre sul calendario.

Il “Kairos” è un tempo di grazia,

il tempo di Dio che diventa

contemporaneo a quello dell’uomo.

E’ un tempo che richiede attenzione, vigilanza, attesa. Ma si tratta della dimensione “spirituale” della vita che riguarda tutti, anche i non credenti, e che per i cristiani può trovare una sua particolare espressione nella preghiera. “Kairos” indica un atteggiamento tutt’altro che passivo, così come “alzati” è un invito che proviene da fuori di noi ma che chiede il nostro assenso e la nostra decisione; è un invito responsabilizzante, che orienta e dà senso.

Ascoltare “oggi” l’invito a risorgere può giungere da un fatto ordinario o da un evento inatteso, da un amico o da un estraneo. E accogliere tale invito significa accettare di fare strada e di fare storia con gli altri, per rispondere ad un appello che viene da lontano e, insieme, dalla nostra coscienza, per cooperare alla costruzione un mondo davvero umanizzato e abitabile per tutti.

Oltre il miraggio di un’eterna giovinezza che illude giovani e adulti, l’invito “risorgere” in ogni “oggi” corrisponde ad un’esortazione a vivere pienamente per accogliere ciò che ogni stagione della vita riserva, senza fughe in avanti o nostalgie deprimenti.

Per vivere il tempo in pienezza è necessaria una sapienza che si nutre di tempi per riflettere, ricordare e progettare, tempi nei quali le tante esperienze e i volti incontrati diventano linfa che nutre la storia dei singoli e delle comunità. Per i credenti, i diversi tempi dell’anno liturgico hanno la funzione di “sincronizzare” il tempo dell’uomo e il tempo di Dio sulla frequenza delle parole e dei gesti del Cristo (“Io sono la risurrezione e la vita”, Gv 11,25) e sulla forza vitale della Spirito Santo (“che è Signore e dà la vita”, come ricorda il Credo, la professione di fede cristiana).

Per sempre

Dire “tempo” significa riferirsi anche ad una continuità e a una durata, a una “fedeltà” che esprimiamo con le parole “per sempre”. Lo diciamo quando incontriamo una cosa così bella e importante che… vorremmo non finisse mai: un istante così felice che si confonde con l’eternità! Ma la fedeltà chiede anche tenacia e fatica, una resistenza e una continuità che possiamo trovare, ad esempio, in un buon genitore o in un amico fedele o in un valido educatore.

Chi è fedele è capace di pazienza, che è soprattutto capacità di attendere “i tempi degli altri” ma anche i propri tempi! E’ la virtù di coloro che sanno “stare con se stessi” e con gli altri consapevoli della fragilità che segna le vite di ciascuno ma anche delle potenzialità che tutti possiedono. Per don Bosco in ogni giovane, anche “il più disgraziato”, c’è un punto accessibile al bene”! Si tratta allora di coltivare quella pazienza a cui fa riferimento lo stesso papa Francesco quando suggerisce “un primo principio per progredire nella costruzione di un popolo: il tempo è superiore allo spazio” (Evangelii Gaudium, 222). Per papa Francesco, “dare priorità al tempo significa occuparsi di iniziare processi più che di possedere spazi”. Il rispetto e la comprensione per la coscienza e lo stile di vita delle altre persone (soprattutto dei giovani), per i dinamismi relazionali di una comunità, per le tradizioni dei diversi popoli… tutto questo diventa un primo passo - da iniziare oggi! - per attivare processi positivi e costruttivi.

Competenze e virtù

Alla luce di quanto detto, in una prospettiva educativa diventa importante progettare percorsi e attivare dinamiche (di gruppo e interiori) che favoriscano il passaggio da una logica (edonistica, economicistica…) di semplice “sfruttamento” del tempo, a una logica (contemplativa e responsabilizzante) di riconoscimento del dono del tempo e di impegno responsabile.

La vita piena infatti non è ricerca di opportunità da cogliere per riempire ogni istante di emozioni e soddisfazioni ("carpe diem", “si vive una volta sola”, “il tempo è denaro”...); dunque non è solo ricerca di piacere per sé o per i propri cari o simili.

Piuttosto, va educato il senso di gratitudine, lo stupore, l’impegno, la responsabilità; e ancora, la capacità di attendere, di pazientare, di ascoltare; e poi il coraggio, la generosità, ecc.

E a tale scopo vanno attivate ed esercitate proprio quelle attitudini o competenze che ci rendono persone autentiche, che ci “umanizzano” (il riferimento può essere non solo alle “life skills” definite dall’OMS nel 1993 ma anche alle cosiddette virtù che le tradizioni umanistica e cristiana ci hanno tramandato: prudenza, giustizia, fortezza, temperanza, fede, speranza, carità).

Per i credenti le vite dei santi interpretano con vera e propria creatività l’invito di Dio alla “vita piena”, invito che ha nella pagina delle “beatitudini” la sua sintesi più efficace (Matteo 5,1-12).

 
Sabato 06 Giugno 2020
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