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Sussidio estivo Tubi - estate ragazzi grest 2018

Attività Il Sogno Novembre 2010

Attività Novembre 2010

Attività 8-10 anni Attività 11-13 anni Attività 14-16 anni

 
Attività Il Sogno Ottobre 2010

Passi biblici Ottobre-Novembre

Attività 14-16 anni

Attività Ottobre 2010

Attività 8-10 anni Attività 11-13 anni Attività 14-16 anni

 
PROGETTO FORMATIVO IL SOGNO

GRIGLIA OBIETTIVI FORMATIVI (scarica il pdf)

Le 4 attività che vengono proposte intendono offrire ad animatori e/o catechisti alcuni spunti di riflessione e alcuni materiali utili ad accompagnare i ragazzi nel loro cammino di crescita e maturazione umana e cristiana.
I riferimenti alla vita di Don Bosco e ad alcuni passi biblici hanno lo scopo di veicolare innanzitutto l'immediatezza delle "esperienze" pienamente umane narrate nella storia della salvezza. Ma sarà cura dell'animatore valorizzare l'esperienza viva dei ragazzi e quanto essi già vivono.
I rimandi alla Spiritualità Giovanile Salesiana (SGS) (vedi http://www.cnos.org/cnos/index.php?option=com_content&view=article&id=526:la-spiritualita-giovanile-salesiana-cg-231990&catid=81:scs&Itemid=117) ha lo scopo di inquadrare l'iniziativa delle 4 attività in una prospettiva generale di educazione alla fede che tenga insieme le diverse dimensioni della vita cristiana prendendo spunto dalle intuizioni di don Bosco.
Per ognuna delle 3 fasce d'età, verranno mensilmente proposte alcune semplici attività che metteranno a fuoco di volta in volta un aspetto delle varie dimensioni della SGS.
Gli "atteggiamenti da maturare" che vengono suggeriti indicano il "senso" del cammino, i passi/passaggi che si intende compiere con i ragazzi.

Periodo

Titolo

Riferimento alla Spiritualità Giovanile Salesiana

Idea di fondo

Atteggiamenti da maturare

Episodi della vita di Don Bosco

ottobre

Non con le percosse, ma con la mansuetudine.

Attenzione all'umano e al quotidiano

"Con la mansuetudine" operò don Bosco.
"Tutto ciò che è umano, mi riguarda", diceva un poeta latino (Terenzio).

"I care", proponeva don Milani ai suoi ragazzi.
Bambini e ragazzi vivono intensamente da una parte la scoperta di sè, del proprio mondo interiore, con tutte le dinamiche che ciò comporta e, dall'altra, l'incontro con gli altri (coetanei e adulti) e con l'esperienza "umana" in generale.
Perciò in questa prima tappa i ragazzi (con l'attenzione particolare alla fascia d'età di riferimento), a partire dalla loro diretta esperienza di vita, sono invitati e accompagnati a "ri-conoscere" il dono di essere uomini e creature, figli e fratelli e, quindi, a guardare se stessi e gli altri con uno sguardo "buono" (cfr Gen 1,31), senza paure e pregiudizi.

A partire dal proprio quotidiano, dalle situazioni "umane" che si affrontano e dalle persone che si incontrano, si deve provare a guardare oltre, più in profondità, senza fermarsi alle apparenze, cogliendo e accogliendo gli appelli alla "vita piena" che sono posti nel cammino di ciascuno.

Da un atteggiamento di egocentrismo, indifferenza e lamentela, all'assunzione di uno sguardo nuovo e buono su se stessi e gli altri.

Dall'eccesso di parole e rumore, all'ascolto di sé, degli altri e della Parola di Dio

"Un sogno che spalanca la vita", dalle, Memorie dell'oratorio di Don Bosco, in
http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=3814

oppure:
“Il sogno dei 9 anni” da T. Bosco, Una magnifica storia, pp. 8-10.

oppure:
"Il primissimo oratorio" dalle Memorie dell'oratorio, in http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=3842

novembre

Stare sempre allegri.

Assumere lo stile dell'ottimismo e e dell'impegno

Gesù, all'inizio della la sua missione, ci invita ad essere "felici".

Don Bosco, da ragazzo, fonda la Società dell'allegria.
Lo stile salesiano è uno stile e una scelta: l'uomo, il cristiano, cammina speditamente se animato dall'ottimismo che non è ingenuità, bensì fiducia in Dio e desiderio di realizzare un grande progetto di una vita piena.
Per essere cristiani ("santi") per don Bosco bisogna essere "allegri", cioè veri con se stessi e con gli altri e propositivi. L'ottimismo si manifesta poi nella dimensione della festa

Dal pensare troppo a se stessi, alla propositività e all'impegno gioioso.

Dalla preoccupazione di apparire come i migliori e alla moda, al vigilare sull'autenticità della propria gioia

"La Società dell'allegria" dalle Memorie dell'oratorio, in http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=3820

dicembre

Buoni cristiani.

Amicizia col Signore Gesù

In ascolto di Gesù e in cammino con lui, vero uomo, si assume il suo sguardo sul mondo, la sua sensibilità, si interpretano i fatti con la sua mentalità. Gesù bisogna farselo amico non perché ci risolva tutti i problemi ma perché ci offre sempre nuove chiavi di lettura della realtà; si mette al nostro fianco senza giudicarci, ci aspetta se ne abbiamo bisogno, ci rassicura. Come per ogni amicizia, c'è poi bisogno di concretezza: conoscere Gesù, le sue parole e i suoi gesti descritti nel Vangelo, partecipare all'Eucaristia, riservare un po' di tempo alla preghiera, ecc.

Dall'abitudine di fare le scelte da soli e solo con i propri criteri, alla conoscenza e confronto con l'esempio di Gesù.

"Don Borel e la predica dei cavoli", in http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=3846

oppure:
“Mia madre mi insegnò a pregare” da Don Bosco, la magnifica storia, pp. 35-36

gennaio

Onesti cittadini.

Comunione ecclesiale e servizio responsabile

Crescere significa diventare sempre più responsabili.
Nella Chiesa i cristiani sperimentano e imparano lo stile dell'accoglienza e del servizio. Aiutati dai fratelli e attenti ai segni dei tempi, seguono Gesù e con Lui potranno fare "cose grandi" per il bene di ogni uomo e del mondo intero.
Si tratta di ritornare a calarsi nel quotidiano consapevoli di essere in cammino con altri fratelli, responsabili di un compito che il Padre ha affidato a ciascuno di noi.
Gli ambiti nei quali è richiesto il nostro impegno sono i più vari (in famiglia, nello sport, a scuola, nell'ambiente – ecologia – nelle varie forme di volontariato, ecc.)

Dal fare le varie cose per abitudine e senza un progetto, alla consapevolezza di contribuire a rendere sempre più belli la nostra vita e il mondo intero.

Dalla retorica dell'impegno, alla concretezza dei piccoli-grandi gesti quotidiani.

"Che cosa farò della mia vita?" dalle Memorie dell'oratorio, in http://www.donboscoland.it/articoli/articolo.php?id=3828

oppure:
“Io devo studiare” da T. Bosco, Don Bosco, la storia magnifica,

I PASSI BIBLICI DI RIFERIMENTO PER LE DIVERSE FASCIE D'ETA' (segue)

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Il Sogno

Il sogno

"All’età di nove anni ho fatto un sogno, che mi rimase profonda­mente impresso nella mente per tutta la vita. Nel sonno mi parve di essere vicino a casa, in un cortile assai spazioso, dove stava raccolta una moltitudine di fanciulli, che si trastullavano. Alcuni ri­devano, altri giocavano, non pochi bestemmiavano. All'udire quelle bestemmie mi sono subito lanciato in mezzo di loro, ado­perando pugni e parole per farli tacere.

In quel momento apparve un uomo venerando, in virile età, nobilmente vestito. Un manto bian­co gli copriva tutta la persona; ma la sua faccia era così luminosa, che io non potevo rimirarlo. Egli mi chiamò per nome e mi ordinò di pormi alla testa di quei fanciulli ag­giungendo queste parole:
- Non con le percosse, ma con la mansuetudine e con la carità do­vrai guadagnare que­sti tuoi amici. Mettiti dunque immediata­mente a fare loro un'istruzione sulla bruttezza dei pec­cato e sulla preziosità della virtù.
Confuso e spa­ventato soggiunsi che io ero un pove­ro ed ignorante fan­ciullo, incapace di parlare di religione a quei giovanetti. In quel momento que' ragazzi c­essando dalle risse, dagli schiamazzi e dalle bestemmie, si raccol­sero tutti intorno a colui che parlava.

Quasi senza sapere che mi dices­si, soggiunsi:
- Chi siete voi che mi comandate cosa impossibile?
- Appunto perché tali cose ti sembrano impossibili, devi renderle possibili con l’ubbidienza e con l’acquisto della scienza.
- Dove, con quali mezzi potrò acquistare la scienza?
- Io ti darò la maestra, sotto alla cui disciplina puoi diventare sapiente, e senza cui ogni sapienza diviene stoltezza.
- Ma chi siete voi, che parlate in questo modo?
- Io sono il figlio di colei, che tua madre ti insegnò di salutare tre volte al giorno.
- Mia madre mi dice di non associarmi con quelli che non conosco, senza suo permesso; perciò ditemi il vostro nome.
- Il mio nome domandalo a mia madre.

In quel momento vidi accanto a lui una donna di maestoso aspetto, vestita di un manto, che risplendeva da tutte le parti, come se ogni punto di quello fosse una fulgidissima stella. Scorgendomi sempre più confuso nelle mie domande e risposte, mi accennò di avvicinarmi a lei, mi prese con bontà per mano e mi disse:
- Guarda.
Guardando mi accorsi che quei fanciulli erano tutti fuggiti ed in loro vece vidi una moltitudine di capretti, di cani, orsi e di parecchi altri animali.
- Ecco il tuo campo, ecco dove devi lavorare. Renditi umile, forte e robusto: e ciò che in questo momento vedi succedere di questi animali, tu dovrai farlo per i miei figli.
Volsi allora lo sguardo ed ecco invece di animali feroci, apparvero altrettanti mansueti agnelli, che, saltellando, correvano attorno belando, come per fare festa a quell’uomo e a quella signora.
A quel punto, sempre nel sonno, mi misi a piangere, e pregai a voler parlare in modo da capire, poiché io non sapevo quale cosa volesse significare. Allora ella mi pose la mano sul capo dicendomi:
- A suo tempo tutto comprenderai.

Ciò detto, un rumore mi svegliò; ed ogni cosa disparve.
lo rimasi sbalordito. Mi sembrava di avere le mani che mi facessero male per i pugni che avevo dato, che la faccia mi dolesse per gli schiaffi ricevuti. Quel personaggio, quella donna, le cose dette e quelle udite, mi occuparono talmente la mente che, per quella notte, non mi fu più possibile prendere sonno."

Sac. Giovanni Bosco

(Memorie don Bosco)

 
Quando il sogno diventa realizzazione piena dell'umano

Young Dreamers
Quando il Sogno diventa Realizzazione Piena dell'Umano

È possibile sognare ancora? I giovani sanno sognare? La nostra società sa sognare?

È questa la domanda che ci siamo fatti durante una della nostre riunioni, una domanda che ci ha aperto un mondo sul quale guardare, e sul quale in qualche modo cercare una risposta alle domande che ci si ponevano innanzi.

Il mondo giovanile contemporaneo è pervaso da "Passioni Tristi", così definite da Spinoza, un velo di tristezza che offusca l'incedere delle giovani generazioni nella loro vita. È l'impotenza che guida le scelte, perché i valori sono tramontati, e la mancanza di nuovi valori fondanti la vita degli uomini tarda a comparire all'orizzonte.

Il mondo della comunicazione non aiuta, il suo incedere nella vita dei giovani è ormai senza alcun freno. L'individuo deve diventare il più velocemente possibile "consumatore attivo", i desideri devono essere orientati al consumo attivo della "merce".

Le società occidentali sono diventate espertissime nel saper trattare il desiderio, nel canalizzarlo, nel guidarlo verso il consumo continuo di prodotti e servizi "nuovi".

Questa "fame cieca" di nuovi consumatori ha iniziato in un primo momento a invadere il mondo giovanile per poi invadere negli ultimi tempi il mondo dei piccoli e dell'infanzia.

L'obiettivo imperante delle grandi aziende e delle agenzie comunicative è quello di colpire i portafogli dei genitori attraverso le richieste dei loro figli.

Se fino ad oggi gli slogan erano "Adolescenza rubata" oggi dovremmo spostare il termine di analisi all'infanzia. Bambini depredati dei loro sogni per aderire a un sogno "collettivo"; ma di collettività poco si tratta, piuttosto parliamo di regole di mercato, di leggi economiche che sembrano non essere dominate da nessuno, ma che inesorabili ti guidano e ti portano per mano verso il loro obiettivo.

Le società evolute ci chiedono e chiedono ai nostri figli  di "barattare" il sogno della propria vita ancora prima di scoprirlo, in cambio di un "sogno liquido", un sogno i cui contorni sono labili come labili sono le mode del momento.

Non stiamo parlando di sogni onirici, spero sia chiaro, ma di sogni come epifania del proprio destino, della propria vocazione, sogni che sanno essere misura del proprio progetto di vita.


Il desiderio è strettamente collegato con la capacità di saper sognare.

L'etimologia della parola desiderio (de-sidero) rimanda al "De Bello Gallico": i desiderantes erano soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo: stare sotto le stelle.

Uno stare sotto la luce, in attesa che si dischiuda la promessa dell'arrivo dei compagni attesi.

È l'attesa, la promessa che è custodita dentro al sogno.

L'attesa è la distanza che separa il sogno dalla sua piena realizzazione e l'attesa della realizzazione della promessa alimenta e sostiene il "desiderio".

Non è forse nel desiderare fortemente la realizzazione piena della nostra umanità che si può compiere in noi la vera promessa? Per noi cristiani il senso pieno della nostra umanità è l'orientare la nostra libertà nell'aderire al sogno che Dio ha per noi.

Ma allora nel sogno come epifania della nostra vita, si nasconde quel progetto che Dio ci propone e che ci chiede di seguirlo desiderando la pienezza della nostra felicità, che si compie dando forma alla propria vocazione, imparando a vedere la presenza di Dio nella quotidianità della vita.

Ne scaturisce che il sogno è più grande della dimensione materiale alla quale siamo abituati, è uno sguardo che punta in alto, che vuole scorgere le verità profonde che sono per noi e per la nostra vita; significa rinnovare continuamente ciò che siamo alla luce del cammmino di fede che ci viene proposto dentro le strade della nostra vita.

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Domenica 20 Gennaio 2019
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