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L'animatore. Chi è mai costui?

Per scoraggiare tutti coloro che hanno pregiudizi e una visione tuttora distorta di questo LAVORO, e bene spiegare subito cosa non è un Animatore.

L’Animatore NON è una persona "che si fa la vacanza pagata", uno zuzzerellone, un perditempo, un fallito, un illuso e neanche un Pagliaccio (anche perché per fare il clown ci vuole una presunzione e un’arte tale che solo generazioni di famiglie circensi possono insegnare), non è un maniaco sessuale che dedica il suo tempo a rincorrere l’altro sesso, non è un superbo, ipocrita, inaffidabile, destabilizzante, e soprattutto non e uno che esegue i programmi prestabiliti ma può all’istante trasformarli e adattarli alle esigenze del gruppo che gestisce.

Cominciamo col dire, invece, che l’Animatore è un LEADER, un punto di riferimento, un elemento positivo, catalizzante, solare, ottimista per natura, dispensatore di allegria e di amore per la vita, ama se stesso e il prossimo, esempio di umanità e disponibilità, deve possedere autodisciplina, maturità, senso della responsabilità, entusiasmo, dinamicità, e conservare la propria identità senza mettersi una maschera per celare o, errore gravissimo, trasformare la propria personalità rendendola artificiale (si noterebbe subito).

Grazie a queste caratteristiche l’Animatore viene accettato dal gruppo che si lascia amministrare e organizzare riconoscendogli il ruolo di Leader.

L’animatore ha successo se riesce a divertire divertendosi, se ciò non accade e il tutto si riduce alla conduzione statica di un gioco, di una gaia, senza coinvolgersi insieme agli altri, allora è meglio lasciar perdere questa attività e dedicarsi ad altri campi, dove, magari, non e richiesto il contatto con la gente. Una volta conquistato il gruppo, l’Animatore deve usare il suo carisma per favorire i rapporti interpersonali, fornendo ad ogni singolo componente della comunità gli input giusti per permettergli di comunicare e partecipare assieme agli altri, senza escludere nessuno e senza fare, quindi, delle preferenze che porterebbero allo sfaldamento del lavoro di aggregazione svolto sino ad allora.

E` bene ricordare ai giovani che vogliono intraprendere questo mestiere che si ha a che fare con bambini, anziani, handicappati e non solo con belle ragazze o affascinanti ragazzi.

A prima vista sembra un lavoro tutto rose e fiori, infatti e molto divertente ma impegnativo, gli orari di lavoro sono spesso interminabili e occorre una buona dose di pazienza senza rischiare di diventare dei forzati del divertimento, e siccome sono in molti ad abbandonare il campo a stagione appena iniziata, anche questo piccolo manuale può aiutare a capire come comportarsi e come superare gli ostacoli che si incontrano durante l’esperienza vissuta in villaggio giorno per giorno.

Ai colleghi che invece hanno già un’esperienza nel nostro settore vorrei solo consiglia- re di scendere dal piedistallo dove si sono posti, e ricordargli che non si finisce mai di imparare, cosi come diceva il grande Eduardo De Filippo: "gli esami non finiscono mai", specialmente nel nostro lavoro sottoposto continuamente a critiche e a con- fronti.

E’ vero quando si dice che "Animatori si nasce", perché e favorito chi e già di per sé estroverso, simpatico, coinvolgente, ma si può anche diventarlo, perché potenzialmente tutti possediamo le capacita sopracitate, basta avere la volontà di svilupparle cominciando a mettersi in discussioni con se stessi, e tracciando con l’aiuto delle tecniche dell’Animazione un nuovo aspetto della propria vita, proiettata verso il rapporto col prossimo, che ci per- metterà di conoscere meglio noi stessi.

Tratto da http://www.professioneanimatore.com

 
Lunedì 10 Dicembre 2018
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