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Quando il sogno diventa realizzazione piena dell'umano

Young Dreamers
Quando il Sogno diventa Realizzazione Piena dell'Umano

È possibile sognare ancora? I giovani sanno sognare? La nostra società sa sognare?

È questa la domanda che ci siamo fatti durante una della nostre riunioni, una domanda che ci ha aperto un mondo sul quale guardare, e sul quale in qualche modo cercare una risposta alle domande che ci si ponevano innanzi.

Il mondo giovanile contemporaneo è pervaso da "Passioni Tristi", così definite da Spinoza, un velo di tristezza che offusca l'incedere delle giovani generazioni nella loro vita. È l'impotenza che guida le scelte, perché i valori sono tramontati, e la mancanza di nuovi valori fondanti la vita degli uomini tarda a comparire all'orizzonte.

Il mondo della comunicazione non aiuta, il suo incedere nella vita dei giovani è ormai senza alcun freno. L'individuo deve diventare il più velocemente possibile "consumatore attivo", i desideri devono essere orientati al consumo attivo della "merce".

Le società occidentali sono diventate espertissime nel saper trattare il desiderio, nel canalizzarlo, nel guidarlo verso il consumo continuo di prodotti e servizi "nuovi".

Questa "fame cieca" di nuovi consumatori ha iniziato in un primo momento a invadere il mondo giovanile per poi invadere negli ultimi tempi il mondo dei piccoli e dell'infanzia.

L'obiettivo imperante delle grandi aziende e delle agenzie comunicative è quello di colpire i portafogli dei genitori attraverso le richieste dei loro figli.

Se fino ad oggi gli slogan erano "Adolescenza rubata" oggi dovremmo spostare il termine di analisi all'infanzia. Bambini depredati dei loro sogni per aderire a un sogno "collettivo"; ma di collettività poco si tratta, piuttosto parliamo di regole di mercato, di leggi economiche che sembrano non essere dominate da nessuno, ma che inesorabili ti guidano e ti portano per mano verso il loro obiettivo.

Le società evolute ci chiedono e chiedono ai nostri figli  di "barattare" il sogno della propria vita ancora prima di scoprirlo, in cambio di un "sogno liquido", un sogno i cui contorni sono labili come labili sono le mode del momento.

Non stiamo parlando di sogni onirici, spero sia chiaro, ma di sogni come epifania del proprio destino, della propria vocazione, sogni che sanno essere misura del proprio progetto di vita.


Il desiderio è strettamente collegato con la capacità di saper sognare.

L'etimologia della parola desiderio (de-sidero) rimanda al "De Bello Gallico": i desiderantes erano soldati che stavano sotto le stelle ad aspettare quelli che dopo aver combattuto durante il giorno, non erano ancora tornati. Da qui il significato del verbo: stare sotto le stelle.

Uno stare sotto la luce, in attesa che si dischiuda la promessa dell'arrivo dei compagni attesi.

È l'attesa, la promessa che è custodita dentro al sogno.

L'attesa è la distanza che separa il sogno dalla sua piena realizzazione e l'attesa della realizzazione della promessa alimenta e sostiene il "desiderio".

Non è forse nel desiderare fortemente la realizzazione piena della nostra umanità che si può compiere in noi la vera promessa? Per noi cristiani il senso pieno della nostra umanità è l'orientare la nostra libertà nell'aderire al sogno che Dio ha per noi.

Ma allora nel sogno come epifania della nostra vita, si nasconde quel progetto che Dio ci propone e che ci chiede di seguirlo desiderando la pienezza della nostra felicità, che si compie dando forma alla propria vocazione, imparando a vedere la presenza di Dio nella quotidianità della vita.

Ne scaturisce che il sogno è più grande della dimensione materiale alla quale siamo abituati, è uno sguardo che punta in alto, che vuole scorgere le verità profonde che sono per noi e per la nostra vita; significa rinnovare continuamente ciò che siamo alla luce del cammmino di fede che ci viene proposto dentro le strade della nostra vita. È un cammino che ci vede protagonisti di un cambiamento basato sulla presenza di Cristo nella nostra storia e non imposto da un ordine socio-economico. È alla luce di questo amico che si misurano i nostri sogni, è con la sua compagnia che i desideri acquistano senso e sostanza.

Incontrare il proprio sogno/vocazione significa proprio questo, significa lasciarsi trasformare, lasciarsi cambiare da una presenza che ci accompagna alla scoperta vera di noi.

Non più oggetti, non più le merci sono la misura di quel nuovo di cui parlavamo alcune righe sopra, ma l'orizzonte è proprio la presenza di Dio che ci fa uomini nuovi.


Il Sogno è una questione centrale per i giovani d'oggi e in San Giovanni Bosco troviamo un maestro che ha saputo testimoniare con la propria vita come la vocazione si possa scoprire e compiere seguendo e credendo nel sogno che Dio ha per ogni uomo.

Per don Bosco un sogno iniziato nel 1815 e che continua fino a oggi.

Subito ci è saltato agli occhi come questa figura emblematica di padre, maestro e amico della gioventù possa essere di ispirazione non solo per i giovani che già lo conoscono ma anche per tanti altri che potrebbero venire a contatto.

Da questo spunto sul sogno è partito un progetto interno a oragiovane, che vuole proporre la riscoperta di questa figura carismatica ponendo l'accento sulla sua capacità di saper sognare.

Riteniamo sia importate far conoscere in tutte le realtà scolastiche, oratoriali, parrocchiali uno dei punti essenziali della vita di Don Bosco e nello stesso tempo uno dei più affascinanti per la sua capacità di fidarsi di Gesù e di Maria Ausiliatrice, e per la capacità del sapere leggere attraverso i sogni il progetto di vita al quale aderire.

Il sogno dei nove anni ci offre molti spunti per portare il vangelo ai giovani e in primis per la sua capacità di affidarsi con determinazione alla presenza feconda di Maria Ausiliatrice.

"Io ti darò la maestra. Sotto la sua guida si diventa sapienti, ma senza di lei anche chi è sapiente diventa un povero ignorante", queste sono le parole con cui Gesù mostra a Giovanni la piena risposta alla sua domanda di senso, è Maria il rifugio, è Maria la vera forza per superare gli ostacoli che separano la realizzazione del proprio sogno.

È la stessa Maria a mostrargli la strada per arrivare agli obiettivi a cui è chiamato; "cresci umile, forte e robusto".

Si nota quindi come il sogno dei nove anni non è un viaggio pindalico, il sogno sta alla base di una vita votata ai giovani, votata al bene delle loro anime.
È un sogno che punta verso un obiettivo alto, senza mai abbandonare la concretezza. La sua grande dote era quella di avere un cuore che abitava il cielo ma i piedi ben piantati a terra.

Ecco perché desideriamo proporre un progetto tutto legato al sogno e alla capacità di sognare con uno sguardo pienamente Salesiano. Un percorso che vuole scoprire e far riscoprire la bellezza di sapere sognare e di sapere cercare, anche con fatica, il progetto che Dio ha per ognuno di  noi.

di lucaBALDI T.I.: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.


Bibbliografia:
Il distretto del piacere, Aldo Bonomi, Bollati Boringhieri 2000
L'ospite inquietante-Il nichilismo e i giovani, Umberto Galimberti, Feltrinelli 2007
Contro la Comunicazione, Mario Perniola, Enaudi 2004
Commentari sulla società dello spettacolo, Guy Deborard, Immaginari 1988
 
Lunedì 17 Dicembre 2018
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