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Materiali animazione
Storia dell'animazione e dibattito odierno


L'animazione è oggi una delle funzioni educative più diffuse nei settori extrascolastici. Essa rivolge la propria azione nei confronti di tutte le fasce di età, anche se il suo terreno privilegiato è ancora costituito dai giovani, e si è anche affermata come metodo privilegiato di intervento nei confronti di situazioni di disagio sociale. 
Forse proprio a causa di questo successo l'animazione è per molti, purtroppo, la funzione educativa più indeterminata e, per molti versi, la più generica. Ciò è anche dovuto al fatto che in molti casi la parola animazione viene utilizzata (essendo di moda) per dare presentabilità ad attività che si vorrebbero educative, ma che sono solo desideri di avventura culturale. 
Vi è però anche una ragione più seria che rende poco decifrabile il significato della parola animazione ed è l'esistenza di varie tendenze culturali, molto serie peraltro, che propongono concezioni assai differenti dell'animazione.

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Il modello dell'animazione culturale

Mario Delpiano

L’ANIMAZIONE COME MODELLO EDUCATIVO

Sono molteplici le domande a cui rispondere per definire un modello rispetto ad un altro. 
Esso non si distingue solo per alcune caratteristiche o qualificazioni particolari. 
L’originalità dell’animazione culturale consiste proprio nella particolare costellazione di risposte che essa fornisce alle domande di base che definiscono un costrutto formativo: esse sono «A chi? o con chi? Perché? Che cosa? Verso dove o, se si vuole, per quale meta? Come e con quali risorse?». 
È soltanto dalla originale risposta a queste domande e dall’interazione sistemica di queste risposte che emerge la specificità di tale modello, che non solo si pone in relazione e in differenza rispetto a modelli circolanti di educazione, ma permette di identificare l’animazione culturale rispetto ad altre accezioni e modelli di animazione oggi ricorrenti.

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Sistema preventivo e diritti umani

La sfida educativa per il Terzo Millennio”

Don Pascual Chávez Villanueva

Rettor Maggiore

Roma, 14 dicembre 2009

Illustre Signor Presidente, Illustri Senatori e Senatrici, Onorevoli, Gentili Signore, Egregi Signori, sono lieto di essere qui stasera e di poter portare in questa prestigiosa sede istituzionale, a nome di tutta la Famiglia Salesiana, il saluto e l’augurio di buon Natale. Un grazie speciale al Presidente della Commissione, Senatore Pietro Marcenaro, che ha reso possibile questa iniziativa.

Quelli di preparazione al Santo Natale sono giorni particolarmente significativi nella tradizione cristiana e per moltissimi popoli sulla terra. Per noi salesiani quest’anno poi i giorni di preparazione al Natale sono doppiamente significativi, perché ci accingiamo a celebrare anche il natale della nostra Congregazione.

Don Bosco fondò la Congregazione salesiana[1] il 18 dicembre 1859, non per dar vita ad un’opera, che egli già aveva intrapresa, ma per mantenerla e svilupparla, un’opera di riscatto e di promozione, oggi diremmo di sviluppo umano integrale, che nacque tra quei ragazzi cui Don Bosco si dedicava, e con essi.

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Adulto ricorda che...

Mario Pollo

  • il giovane è la concreta incarnazione della possibilità di far vivere al di là della tua morte il frutto della tua presenza nel mondo. Infatti egli è il futuro già presente che illumina con la speranza i tuoi sogni non realizzati a condizione però che l'educazione che gli offri sappia aprirlo all'amore alla vita;
  • la vita nel giovane fiorisce solo se il desiderio che la nutre incontra il limite disegnato dall'amore e intessuto dalla Fede, dai valori, dalle norme e dai modelli di chi ha assunto la cura della sua educazione;
  • il giovane ha il diritto e il dovere di essere l'autentico protagonista della sua vita ovvero della progettazione e della costruzione della propria persona. Per questo tu devi operare perché egli possa lottare vittoriosamente contro il drago che vorrebbe legarlo alle dipendenze e che impediscono la crescita della sua coscienza, della sua libertà e della sua autonomia;
  • il giovane ha diritto ad avere memoria, a poter sentire nella profondità del suo essere che la sua vita si colloca all'interno del fiume del tempo della storia e che il suo presente gli è stato donato dalla vita delle persone che lo hanno preceduto, così come la sua vita dovrà donare il presente a quella delle persone che lo seguiranno;
  • il giovane per poter donare futuro alla sua vita e al mondo deve avere sogni che gli consentano di scoprire la rotta che può trasformare la sua vita in una irripetibile avventura di senso;
  • il giovane ha diritto alla felicità, alla libertà e alla felicità del gioco per poter scoprire che il presente non è immutabile, che il dolore può aprirsi alla gioia, la disperazione alla speranza e l'odio all'amore. Perché il gioco aiuta a scoprire che le cose possono essere diverse da come sono se vengono collocate nella gratuità dell'essere come ogni gioco autentico sa fare;
  • il giovane ha diritto di incontrare nella sua vita parole fedeli, a scoprire che la parola può creare vita e accompagnare l'emancipazione della condizione umana anche nelle situazioni in cui essa sembra irredimibile e irrecuperabile;
  • il giovane ha diritto al silenzio per poter ascoltare crescere l'erba, ovvero per poter sentir scorrere nel mondo la promessa dell'amore che si fa vita e i passi della morte che arretra;
  • il giovane ha il diritto e il dovere di imparare a restituire i doni che riceve nella sua vita attraverso l'educazione ad una solidarietà che gli faccia scoprire che egli può costruire autenticamente se stesso soltanto nella compagnia della condivisione con l'Altro;
  • il giovane ha il diritto di incontrare nella sua vita la rivelazione del Volto di Dio.

(NPG 1997/6, p. 2)

 
Educazione: emergenza o passione?
Educare si deve

Nessuno nasce “imparato”, tutti abbiamo da orientare le nostre molteplici risorse verso un fine buono. Aiutare a compiere questa operazione è educare. E’ una delle tante operazioni formative come socializzare, inculturare, istruire, insegnare, addestrare, assistere, decondizionare, prevenire, animare.

 

E’ talmente necessaria che l’uomo non riesce a vivere se non viene educato alla vita. Sei generato alla vita veramente se sei educato a vivere e l’educazione alla vita è uno di quei beni che non possono essere dati per conquistati una volta per sempre. Questo è un inganno tecnologico molto pervasivo. Si pensa che se sei riuscito a capire tu qualcosa della vita, sia ormai scontato per tutti quelli che verranno dopo di te, che se c’è stato un progresso nel modo di relazionarsi, si possa partire da questo progresso e andare avanti, come avviene nell’economia, nella scienza, nella tecnica. Per costruire le automobili, si fa così, per costruire nuovi cellulari si fa così. Per fare un uomo invece occorre sempre iniziare da capo, non far mancare niente e non dare per scontato niente. Altrimenti si ritorna alla barbarie, all’occhio per occhio dente per dente, alle insulsaggini che riteniamo assurde e impossibili e che spesso hanno i giovani, gli adolescenti, i ragazzi, come protagonisti. L’educazione invece è sempre un compito nuovo per ogni generazione che viene al mondo. Ogni ragazzo si deve costruire strumenti per capire la vita, valori, mete, stili. Dice infatti il Papa: “A differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell’ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell’uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni. Anche i più grandi valori del passato non possono semplicemente essere ereditati, vanno fatti nostri e rinnovati attraverso una, spesso sofferta, scelta personale”.

All’educazione allora occorre dedicare un’attenzione qualificata, non perché i ragazzi hanno comportamenti discutibili e appaiono disorientati e superficiali, ma perché ci si rende conto che senza educazione è impossibile crescere da persone umane e, come società, avere un futuro degno dell’umanità.

Se oggi si parla di emergenza educativa è perché si fotografano comportamenti soprattutto delle giovani generazioni molto negativi e che si scostano dal modo comune di vivere e si registra una sorta di impotenza, rassegnazione, disinteresse e autoassoluzione dell’adulto da ogni responsabilità. Non si può allora pensare all’emergenza educativa come un correre ai ripari, né la si può affrontare con i provvedimenti estemporanei con cui si affrontano le emergenze, ma ripensando da adulti alla responsabilità di educare ed elaborando un progetto che sia capace di interpretare questo tempo.

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